2.945 euro di lavoro straordinario diventano 34.000.

Senza i controlli del MEF sarebbe finito tutto nel dimenticatoio.   

SDC10479Cronaca/ di p.z.

Galatina – Dovevano pagare all’incirca 3.000 euro invece ne hanno pagati 34.000. Quattro determinazioni a firma della Dirigente della Ragioneria Generale e degli Affari Generali e Contenzioso, Elvira Pasanisi, tutte e quattro del 26 febbraio 2018, informano che per “un errata quantificazione” nel calcolo delle somme da corrispondere a 4 dipendenti comunali, per prestazioni di lavoro straordinario in giornate festive e coincidenti con il turno di riposo, sono state pagate somme in eccesso e che pertanto è stata avviata la procedura di recupero.

In sintesi i fatti. Alcuni dipendenti comunali, nel periodo temporale indicato in determina (20o6-2012) hanno effettuato servizio straordinario festivo in giornate coincidenti con il loro turno di riposo festivo.

“Al dipendente che per particolari esigenze di servizio non usufruisce del turno di riposo settimanale –recita la determina–  deve essere corrisposto, per ogni ora di lavoro prestata, un compenso aggiuntivo pari al 50% della retribuzione oraria (…) con il diritto al riposo compensativo da usufruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo” .

E’ di una chiarezza estrema tanto da chiedersi come hanno fatto per ben sei anni a non rendersi conto del marchiano errore. I nostri bravi Dirigenti infatti, in tutti quei sei anni, hanno disposto il pagamento, sicuramente anche con tanto di visto di regolarità contabile, come se detti dipendenti avessero lavorato e poi non avessero goduto del turno di riposo settimanale. Insomma hanno pagato di tutto e di più, basta controllare la differenza tra il dato ed il dovuto.

L’errore umano, in genere, è concepibile, la reiterazione molto meno, peggio ancora che nessuno se ne accorga tra tanti “controllori”. Ciò non può che portare a pensare male e per male intendo o che sia esistito un plurimo silenzio di complicità oppure che una consistente fetta di questo apparato burocratico-amministrativo vada mandato a casa dopo aver rimborsato il mal speso.

Credete che a Palazzo Orsini a rendersi conto dell’errore macroscopico siano giunti da soli? Neanche a pensarlo. Son dovuti intervenire i funzionari del MEF (Ministero Economia e Finanza) che nel 2012 durante un sopralluogo di verifica hanno rilevato un insieme di irregolarità di cui hanno ordinato il recupero di quanto indebitamente pagato.

Tralasciando la lentezza da lumaca nell’avviamento della pratica di recupero visto che dal 2012 il meccanismo è stato disposto solo ai nostri giorni, vogliamo invece chiedere alla Dirigente, oltre che all’intera Giunta ed all’intero Consiglio Comunale, se i quattro dipendenti o ex, verso i quali è stato azionato il recupero siano gli unici ad aver usufruito di situazione di vantaggio da questo tipo di errori.

Per essere più espliciti si stanno passando in rassegna tutte le situazioni oppure i quattro casi, proprio perché ormai pensionati, servirebbero da capro espiatorio e manto pietoso per coprire altri casi che non si vorrebbero trattare con egual moneta?

Possibile che solo quattro unità abbiano fatto straordinario festivo ed abbiano goduto del riposo settimanale? Abbiamo dubbi profondi quanto una voragine.

Pensate a tutti i dipendenti che hanno partecipato e goduto, nel corso dei vari anni, degli straordinari festivi per aver svolto servizio di varia natura. Provate a pensare a tutte le altre violazioni accertate e contestate dal MEF a cui non risulta, a differenza dell’attuale, sia stato intrapresa alcuna azione di recupero. Parliamo ad esempio, ma daremo seguito al discorso, delle progressioni orizzontali, delle indennità di Direzione (errata applicazione dell’istituto di galleggiamento) etc. per le quali lo stesso MEF ipotizza ipotesi di danno erariale qualora l’Ente non accerti responsabilità nei confronti dei soggetti responsabili dei procedimenti amministrativi.

Se per quattro unità si sta cercando di recuperare circa 30.000 euro figuriamoci quanti si recupererebbero se il criterio fosse applicato in maniera eguale a tutti coloro che a vario titolo e per motivazioni diverse sono coinvolti in questo calderone. Sicuramente un bel po di soldini.

Di esempi ne potremmo fare tanti e la sensazione netta è quella che stiamo parlando di un grosso pentolone che qualcuno ha un interesse particolare a tenerlo coperto il più possibile perché se scoperchiato potrebbe, altro che vaso di Pandora, fuoriuscire un uragano.

L’altra faccia della medaglia e costituita, invece, da diritti economici certi maturati e mai liquidati ad alcuni dipendenti per la cui liquidazione non vi è nessun esborso di denaro a carico delle casse comunali poiché trattasi di spese di giustizia riconosciute al Comune dalla Commissioni Tributarie di Lecce in seguito a sentenza di condanna alle parti soccombenti nei contenziosi tributari.