Gli anni del velluto e del bouclè

Ancora oggi, ricordo musica, parole, l’anno in cui il disco è uscito e le immagini di copertina

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Vi voglio confessare una cosa. Tenetevi forti.
Anch’io da giovane ho avuto un “mito”, qualche anno più grande di me, ma intorno ai 20 anni si fa fatica a veder la differenza.
Lo imitavo nel cantare, ma non solo, lo imitavo nel vestire, nel camminare e anche nel modo di “portare i capelli”. Insomma in tutto.
Una volta per comprare un orologio quasi come il suo trascinai mia madre in un negozio ed in poche rate lo finimmo di pagare.
Erano anni di velluto e di bouclè.
Avevo tutti i suoi dischi, 45 giri in vinile, facciata A e facciata B. La facciata A era
in genere il successo, la facciata B un disco che spesso non aveva il successo dell’altro ma che a volte poteva succedere il contrario.
Delle sue canzoni ancora oggi, ricordo musica, parole, l’anno in cui il disco è uscito e anche le immagini che c’erano sulla copertina di cartone che lo conteneva.
Insomma era veramente il mio mito ed era Gianni MORANDI.
Ad ogni disco seguiva un film ed io in prima fila a vederlo due, tre volte di seguito per imparare bene musica e parole.
Poi arrivarono i “cantautori” impegnati e una specie di rivoluzione culturale, arrivarono le contestazioni che ancora oggi si ricordano più per la coreografia che per quello che hanno prodotto.

Gianni MORANDI, sparì improvvisamente nel nulla divenne anche lui oggetto e simbolo da contestare.
Io però non ho mai dimenticato quel mito della mia adolescenza, ho continuato sempre a “seguirlo” nelle sue poche apparizioni e in quelli che furono i suoi grandi successi.
Sono quelle cose che ti segnano, ti accompagnano, che ti fa sempre bene ricordare, ascoltare, che ti fa sempre piacere raccontare.
Pian piano, sparì dalla scena, nessuno lo cercò più.
Poi si sa le cose tornano e tornano in una luce diversa, in una luce che rivaluta il tutto, che rivaluta vita, musica e tempi.
Insomma la nuova luce fa vedere tutto ciò che l’ubriacatura del momento aveva nascosto e disprezzato.
E’ tornato dopo anni, tanti anni, ad avere quasi lo stesso successo di allora, festival, film in TV, qualche brano nuovo.
Le sue novità musicali, non mi arrivano più, troppo lontane, troppo diverse, io invece rimasto troppo ancorato alle canzoni che cantava al Cantagiro, a Canzonissima.
Qualche anno fa sono stato anche ad suo concerto, non mi sembrava vero, era a pochi passi da me che ero in prima fila.
Erano le sue vecchie canzoni ad emozionare, erano le sue vecchie canzoni le più belle, le più applaudite quelle che facevano dondolare le mani alzate verso il cielo. Quelle che facevano scendere qualche velo di nostalgia o qualche lacrima.
Qualche lacrima anche di gioia, in ricordo di quei tempi, legate a certi momenti di quegli anni meravigliosi.
Solo qualche ruga che la luce impietosa del palco lasciava intravedere, per il resto tutto era rimasto uguale, come se il tempo si fosse fermato.
Di nuovi grandi successi uguali ai successi di quegli anni io non ho più sentito. Nessun brano ha più risvegliato in me il desiderio di sentirlo un migliaio di volte di seguito.
Ma si sa, mai perdere la speranza, che forse io avevo perso.
Ho sentito giorni fa una sua nuova canzone, la canzone che in silenzio aspettavo da una vita. Indossata dalla sua inconfondibile voce in maniera perfetta, tagliata su misura per lui, scritta da un grande, forse il più grande.
Da quel giorno ho ascoltato il nuovo brano, un migliaio di volte, quelle parole, quella musica e quella voce, si mescolano facendone , una meraviglia, facendone il suo tradizionale genere di musica.
Ascolto il pezzo in continuazione, una infinità di volte, anche ad alto volume come allora, e nel sentirlo è come tornare indietro nel tempo, in quegli anni, a quei 20 anni.
Si, ho di nuovo 20 anni.