La persecuzione dei “poveri”

Ancora non ci credo, siamo diventati un popolo di “odiatori”,

Rubriche/Opinioni/di Piero D’Errico

Premetto di far parte della stragrande maggioranza di italiani che pensano che “non li possiamo accogliere tutti” .

Non faccio però parte della sterminata platea di persone che si esaltano se un barcone va giù o se si fanno girare navi come trottole nella speranza di trovare un porto cui approdare. 

Premetto ancora di condividere la certezza che profittatori e criminali  hanno messo le mani anche su tutto ciò che va sotto il falso nome di “solidarietà”.                                                                            

In mezzo a tutto questo però non posso non vedere tanti “poveri cristi”, tanti “nuovi schiavi” che però diventano ai nostri occhi essi stessi colpevoli, colpevoli perché ci “invadono”, colpevoli di aver sognato un mondo migliore, colpevoli di sognare una vita migliore che non arriverà mai, colpevoli per  essere fuggiti da un paese governato da tiranni e oppressori.

E’ come sempre la politica a non saper dare soluzioni e quei poveri cristi che tentano di arrivare, altro non fanno che quello che avremmo fatto noi al loro posto.

Hanno 20 anni ma non sanno né mai sapranno cosa vuol dire “avere vent’anni”, loro è come ne avessero cento.

Li troveremo davanti a supermercati a dirci “buonasera” o in giro a venderci accendini o sempre pronti a proporci una rosa.

E noi, ancora non ci credo, siamo diventati un popolo di “odiatori”, un popolo che applaude ogni forma anche selvaggia di respingimento, di rifiuto, di disprezzo.

E siamo anche un popolo che crede in Dio, che si riconosce come non mai in PAPA FRANCESCO.

Siamo un popolo che resta appeso alle sue parole di fede e di amore, pronto ad emozionarsi quando parla di poveri, di guerre, di fame.

Pronto ad asciugarsi qualche lacrima prima che la asciughi il caldo sole di questi giorni.

Folle oceaniche Lo incontrano, Lo adorano e Lui che non smette mai di parlare di accoglienza e di “aprire le nostre porte” .

Siamo un popolo che si inginocchia davanti a Dio, che si scioglie a sentir parlare il Santo Padre ma che si gira dall’altra parte, fa finta di non sentire, quando sente parlare di amore verso il prossimo, di accoglienza e di solidarietà.

Siamo tutti quanti con il Santo Padre e siamo tutti quanti contro gli “immigrati” verso cui il Santo Padre ha rivolto sempre parole d’amore e di aiuto.

Siamo così, un attimo prima ad ascoltare e applaudire la voce di FRANCESCO, in ogni sua estensione e direzione e un attimo dopo a far finta di niente, a fare discorsi che vanno contro la fede, vanno contro la dottrina cristiana “ mandiamoli a casa loro”.

Siamo un popolo che va in Chiesa la domenica a battersi il petto, a sentir parlare di generosità, di fratellanza, di umanità, di quel sentimento di umanità scordato o forse perduto.

Siamo un popolo che non vuole che un suo vicino di casa nel mondo, gli bussi alla porta a chiedere aiuto.

Siamo avvitati in un percorso di fede “fai da te” dove ognuno prende ciò che gli piace e se per caso una fresca sera d’estate, a chiusura di una giornata di mare e di sole, dovessimo andare a sbattere in un programma TV che parla di morti, di madri, di bambini con indosso una maglietta rossa, trascinati da un mare  spietato e crudele, ci basterà cambiare programma.

Un film o una bella canzone d’amore.  Ci basterà.