38 anni fa veniva rapito dalle Brigate Rosse e poi assassinato dopo 55 giorni di prigionia.. Prima di lui furono uccisi gli uomini della sua scorta.   

Aldo MoroCronaca/ di Emilia Frassanito 

Quest’anno ricorre il centenario della nascita dell’On. Aldo Moro (23 settembre 1916) e sono passati 38 anni dal rapimento e poi uccisione dello statista e dei suoi uomini di scorta: Domenico Ricci, Giulio Ravera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi.

16 marzo-9 maggio 1978, 55 giorni di prigionia che rappresentano uno spartiacque nella storia della Repubblica Italiana e costituiscono ancora una ferita aperta nel paese e come per l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, chi li ha vissuti ricorda esattamente dov’era e cosa stesse facendo in quel momento.  I risultati delle varie commissioni d’inchiesta e dal 2014 è in piedi una sesta, hanno lasciato insoddisfatti i familiari e non solo. La bibliografia sul caso è vastissima, ogni anno, nuovi i testi si aggiungono a sostegno delle varie ipotesi, ma a mio avviso non si può prescindere per chi volesse approfondire, dai due importanti volumi dello storico Miguel Gotor, ” Aldo Moro  Lettere dalla prigionia”  e “Memoriale della Repubblica”  entrambi pubblicati da Einaudi. Gotor in questi importanti volumi restituisce dignità al Moro prigioniero, considerato poco lucido e quindi poco attendibile dal suo stesso Partito, che sposò insieme al PCI, la linea dura dell’intransigenza e gli da voce attraverso i suoi scritti ricostruendone la cronologia e contestualizzandoli.  L’On. Moro durante i 55 giorni di prigionia scrisse un centinaio di lettere, per rispondere agli interrogatori delle BR,indirizzate alla famiglia, a collaboratori e soprattutto ai vari esponenti del suo Partito, queste venivano fotocopiate, dattiloscritte  e recapitate (non tutte)ai destinatari. Il memoriale, di cui non sono mai stati trovati gli originali, è stato rinvenuto in due distinte fasi: nell’ottobre del 1978 e nell’ottobre del 1990 sempre nello stesso covo di via Monte Nevoso, è incompleto e presenta evidenti segni di rimaneggiamenti e di censura.

Quella che segue è una delle ultime lettere indirizzata alla moglie Eleonora e fu recapitata il 5 maggio.

“Mia dolcissima Noretta

Dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la responsabilità la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro/ c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in un’unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegni di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi. Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo”  

La figlia di Moro, Agnese dopo molti anni, nel 2003 pubblica  “Un uomo così” sempre per Rizzoli un libro bellissimo, un album di famiglia breve e struggente che ci permette, di conoscere  Aldo Moro nell’intimità della sua casa e di condividere con noi i ricordi più cari.

“A Pasqua arrivavano le palme pugliesi e l’agnello. Da noi a Roma, la domenica delle Palme si benedicono in chiesa e si distribuiscono rami di Ulivo. In Puglia si benedicono e si distribuiscono foglie di palma, intrecciate in varie maniere. Sono grandi e bellissime . Un dolce tradizionale della Puglia è l’agnello di pasta di mandorle. E’ l’agnello redentore, Gesù morto e risorto. Un agnello accovacciato, la testa dritta, il muso rivolto verso chi guarda. Ha un’aureola di cartone dorato e tiene tra le zampe una bandiera un vessillo, con una croce rossa (del martirio) in campo bianco. La bandiera è di legno e stoffa. Papà va pazzo per l’agnellino. Ne mangia pezzetti minuscoli, ma per lui è una grave infrazione alla ferrea dieta. Mangia oggi un pezzetto di zampa; domani un pezzetto di pancia o di coda”.