Lo afferma una recente sentenza del Tribunale di Roma.

Sciopero scuolaCronaca/ di avvocato Stefania Isola

Nell’ambito della scuola, quando si cerca di far valere le proprie ragioni contro quelle del MIUR, o ci si arrende alle difficoltà o, quando si decide di andare avanti, ci si prepara ad una lotta impari che, in qualche caso, porta a sentenze dal significato poco chiaro.

La Giustizia, però, non è sempre così miope e gli effetti possono, in questi casi, essere, di fatto, sconvolgenti.

E’ accaduto proprio questo con una recente sentenza del tribunale di Roma.

Il giudice, infatti, ha dato ragione ad una docente creando un precedente che potrebbe consentire di veder riconosciuto come servizio di ruolo l’intero servizio di insegnamento pre ruolo già svolto.

Oltre a questo, il MIUR è stato condannato alla collocazione stipendiale maturata sin dal primo contratto ed alla modifica del punteggio maturato.

In sintesi, il Tribunale di Roma, disapplicando la normativa nazionale, ha uniformato l’ordinamento interno a quello comunitario, sanzionando l’indubbia disparità effettuata dalla normativa nazionale tra personale docente assunto a tempo determinato e personale a tempo indeterminato che svolge le stesse mansioni e sia in possesso dei medesimi requisiti.

Normalmente l’amministrazione scolastica, quando si chiede la ricostruzione di carriera, riconosce l’anzianità pregressa solo al momento dell’assunzione a tempo indeterminato considerando il c.d. periodo pre ruolo soltanto parzialmente.

Questa procedura di fatto implica che la sua retribuzione rimane al livello economico stipendiale iniziale dell’insegnante a tempo indeterminato di prima nomina senza tener conto dell’anzianità maturata nel corso dei rispettivi contratti.

Il Giudice ha, invece, contestato l’applicazione ai docenti di una normativa nazionale che si contrappone a quanto disposto dalla direttiva della comunità europea che impone, di contro, il divieto di discriminazione tra contratti a tempo determinato e contratti a tempo indeterminato.

Il numero di docenti e di personale ATA che potrebbe essere coinvolto in vertenze di tale tipo, è stimato nel numero di 600mila unità in tutta Italia.

E con queste buone premesse, le possibilità di far valere i propri diritti, aumentano vertiginosamente.