Il Sedile

Evitare il rischio di uccidere due volte il nostro mare.

Sostenere la conoscenza, tenere gli occhi attenti e la mente aperta.

Rubriche/Opinioni/di Luigi Mangia

La Terra, il clima, la natura, la nostra vita dipende dal mare. Noi abbiamo abusato e siamo stati incapaci di rispettarlo. Abbiamo costruito dove non dovevamo farlo.

Nelle sue acque sono finiti rifiuti di ogni genere, nella nostra incoscienza, e i fondali, sono oggi diventati discariche che non si vedono e sono la morte del mare.

È la plastica ad essere la causa principale, sia della morte del mare, sia della morte dei pesci. L’aumento della temperatura dell’acqua, la plastica e rifiuti industriali, hanno causato la prima morte del mare. Ora c’è un secondo pericolo, una seconda morte per il mare ed è quella di costruire in mare grandi impianti industriali di pale eoliche alte 250 metri, come si vuole fare nel basso Adriatico, tra Otranto e Santa Maria di Leuca. La costa: Otranto – Leuca, è la più bella d’Italia e il suo paesaggio è fra i più belli dell’intero Mediterraneo in Europa.

Il danno delle grandi pale, non è solo lo sfregio al paesaggio, ma è anche un danno gravissimo alla salute del mare nel canale d’Otranto fra Italia e Albania. Nel canale d’Otranto, grazie ancora alle sue acque non inquinate, vivono i meravigliosi delfini, la cui presenza è incompatibile alle pale eoliche piantate nella profondità del fondale marino.

La presenza dei delfini, non è solo la resistenza della bellezza del basso Adriatico, ma è anche la felicità unica di poter fare il bagno con loro. I delfini sono il termometro della vita del mare, misurano infatti, la salute delle sue acque. La scelta è: scellerata per il mare, dannosa e distruttiva per l’economia turistica dell’intera Puglia.

Il mare è stato trascurato e sacrificato. La legge dei parchi marini è stata disattesa, stabiliva infatti la costruzione del 30% di parchi per tutelare le coste e le acque, ad oggi invece, i parchi marini sono inferiori al 7% e siamo il Paese del turismo culturale del mare.

Mi chiedo: la transizione energetica delle fonti rinnovabili deve essere sempre pagata dal sud e, in particolare, dalla Puglia?

Il Ministro, R. Cingolani, è stato direttore delle nanotecnologie e docente all’Unisalento, quindi conoscitore del mare e del territorio, perché tace e non dice una sola parola sulle conseguenze di un impianto industriale in mare, come quello eolico, davanti alla città d’Otranto e a Porto Badisco, lo sbarco di Enea?

Lo scienziato non ha il dovere, forse, di rispettare le risorse e la vocazione del territorio?

Il Presidente della Regione Puglia, M. Emiliano, che ha la delega del dimissionario M. Bray, perché è latitante, assente e silenzioso, su di un impianto industriale a forte impatto ambientale, economico, turistico e culturale, nella regione da lui amministrata?

Il PNRR prevede davvero la distruzione del paesaggio del mare salentino e della Puglia, o è forse ancora causa della debolezza e dell’incapacità della nostra classe dirigente inadeguata alla grande sfida della transizione ecologica?

La conoscenza non deve avere sempre occhi attenti e mente aperta per vedere il futuro?

Bisogna lottare unirsi ai sindaci per non uccidere due volte il nostro mare e per non perdere il piacere di vedere sorgere al primo mattino la luce rosa d’Oriente:

“La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un’ombra fuggevole, come di nube.
L’ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.”

Versi della poesia “Il Mattino” di Cesare Pavese.    

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