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Non è un film

Rubriche/Opinioni/di Piero D’Errico

Pronto Signore, ci stanno rapendo” cominciava così con voce impaurita, la telefonata al 112 di RAMY che insieme ad altri 50 bambini era sul pullman su cui, come lui lo chiamava, il “guidatore” aveva versato della benzina e con un coltello in mano pronunciava parole minacciose nei loro confronti, dopo averli legati.

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La straordinaria tribù indigena del Borneo

Rubriche/Opinioni/ di Veronica Romano

A pensar male non è peccato, solo che a volte si corre il rischio che quel “pensar male” prenda forma e sostanza.
Sono certa, non è il nostro caso e comunque “tantu pe sugnà, pe fa qualcosa”,
consentitemi di riprendere un articolo della “redazione” di questo giornale.

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Elezioni fuori stagione

Rubriche/Opinioni/di Piero D’Errico

Non ricordo un solo giorno, passato senza sentire uno dei due vice premier pronunciare parole rassicuranti, “TROVEREMO UN ACCORDO”, al popolo preoccupato.

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La fidanzata di cittadinanza

Per giorni ci hanno torturato su TAV – SI e TAV – NO

Rubriche/Opinioni/di Veronica Romano

Oggi sulla ONG italiana ferma al largo di Lampedusa, mentre dal porto fanno segni per ricordare al comandate, il ben noto Luca Casarini, che il PORTO E’ CHIUSO.

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Siate disubbidienti

Rubriche/Opinioni/di Piero D’Errico

Non si è ancora spento l’eco della grande manifestazione del: FRIDAY FOR FUTURE e perdonatemi se insisto, vorrei solo aggiungere qualcosa a quanto già detto.

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Greta “Friday for future”.

Rubriche/Opinioni/di Piero D’Errico

Quando per la prima volta dalle pagine di questo giornale e non, ho parlato di Greta, Greta era una ragazzina sola e sconosciuta e da sola combatteva.

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Cala, anche se di poco, il gettito fiscale in Puglia

Rubriche/Ricerche & Studi/di Confartigianato Puglia

Bari – Cala, sebbene di poco, il gettito fiscale nella nostra regione. Per le principali quattro imposte (Irpef, Iva, Irap e Ires), sono stati versati 9 miliardi 831 milioni 734mila euro, attraverso le dichiarazioni presentante nel corso del 2017, in calo di 181,4 milioni di euro, pari ad un tasso negativo dell’1,81 per cento rispetto all’anno prima (10 miliardi 13 milioni 155mila euro). A rilevarlo è il Centro studi di Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato i dati del Dipartimento delle Finanze.

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Natura Morta.

“E’ proprio vero, chiamarle fioriere è proprio esagerato”

Rubriche/Opinioni/di Veronica Romano

Sono passata così, incuriosita, per vedere un po’ le fioriere che dividono la Basilica di SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA dal Comune.
Fioriere che in una lettera al giornale, corredata da foto, un attento e riflessivo lettore, descriveva come una specie di “natura morta”, arte che tra l’altro apprezzo molto.

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In arte, Lady Gaga

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Quando è arrivata al grande successo, una decina di anni fa, ero già abbastanza “anziano” per poter apprezzare piume, borchie e ferramenta di vario tipo, che portava addosso e confesso, quando succedeva non la ascoltavo, la sopportavo.

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La Farsa ed il Buonista

Rubriche/Opinioni/di Veronica Romano

Gentile, Dr. Zurico,

Lei è un incorreggibile “buonista” e per giunta “a prescindere”.
Non capisco la “ratio” del suo ragionamento quando invita Sindaco, Assessori e la allegra o triste compagnia, a farsi un giro tra la gente per sentire gli “umori”.

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Gli amici ignoranti

Capimmo subito che lui era più brillo di noi.

Rubriche/Opinioni/di Piero D’Errico

Così, parlò Piero dopo una serata nella trattoria “DA ZIA UCCIA” tra il via vai di camerieri che avevano portato più bottiglie che piatti.
Bottiglie di vino rosso si intende.

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Venezuela

Rubriche/Opinioni/ di Piero D’Errico

Un Paese sull’orlo di una guerra civile, un Paese con due presidenti.
MADURO, eletto presidente al termine di uno scrutinio denso di dubbi e di brogli.

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L’orgoglio e il paradosso

Rubriche/Opinioni/ di Vincenzo Specchia

La nostra comunità da sempre si è fregiata di avere un artigianato eccellente tale da costituire un punto di riferimento per l’intero territorio regionale e non solo.

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Emiliano non conosce il Piano di Riordino Ospedaliero

Rubriche/Opinioni/ di Avv.Francesco Colaci – Forza Italia – Galatina

Galatina – Cari concittadini, leggendo la dichiarazione del Governatore Emiliano in occasione dell’inaugurazione dei 15 posti letto dell’Ospedale di Nardò, ridotto a poco più di una casa famiglia, son stato preso da sentimenti contrastanti.

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Le voci del Silenzio

Birra o Aranciata senza zucchero?

Rubriche/Opinioni/ di Veronica Romano

Sono stata investita davanti a un bar, frequentato da clienti di dichiarata tendenza a “sinistra”, una specie di “salotto buono” della politica.                                                                                             

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L’effetto che fa

Rubriche/Opinioni/ di Veronica Romano

E’ vero Signor Colaci, cambia il mondo e se cambia il mondo possono cambiare pure le persone.
Ma è quasi sempre il “potere” a cambiare le persone mai il contrario.

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“Non mi rassegno perché tutto cambia”.

Rubriche/Opinioni Avv.Francesco Colaci
Forza Italia – Galatina

Gent.le Dott.ssa Romano,
Lei mi chiede come faccio a non rassegnarmi alla situazione attuale. La risposta è da cercare nei tanti ragazzi e ragazze che, come Lei, hanno capito.

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L’aria che tira

Veronica Romano:” Si guardi intorno signor Colaci scoprirà chi ha barattato e venduto il nostro territorio”

Rubriche/Opinioni/ di Veronica Romano

Gentilissimo Signor FRANCESCO COLACI,

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S. Caterina Novella: “Risposta ad articolo odierno “.

Essere quando bisognava esserci o esserci comunque? Veronica Romano e Francesco Colaci: correnti di pensiero diverso.

Rubriche/Opinioni/di Francesco Colaci
Resp.Dipartimento Turismo Forza Italia – Galatina

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“Noviziato”

Molti dei concetti assorbiti sono rimasti in me, ma molto spesso mi è sfuggita la trama.

Rubriche/PensieriParole/di Marino Giannuzzo

È  vero, lessi molto durante quell’anno che corse dal settembre 1960 al settembre 1961, anzi moltissimo. Era l’anno dedicato alla riflessione per dare a se stessi una risposta per la vita che si sarebbe aperta dinanzi a noi, ragazzi tra i 17 e 18 anni di età: era il Noviziato.

Un santo uomo, anzi un santissimo uomo, che veniva chiamato Maestro, provvedeva a inculcarci le opere di pietà e l’avviamento alla preghiera per noi stessi e per il mondo intero. Io ero incerto sulle decisioni da prendere: essere un buon predicatore e pescatore di anime per il regno di Dio oppure essere un uomo valido nella società per me e per altri che non conoscevo e che non sospettavano neppure la mia esistenza in vita.

Ero indeciso e indeciso rimasi per tutto quel periodo. In certi momenti lo ritenni un periodo che trascorreva inutilmente per me e per altri miei confratelli, ma dovevo resistere in attesa di decidere quale via intraprendere. Di fatto trascorse tutto l’anno senza che nessuno di noi potesse toccare un libro di studio, fosse di matematica o di geometria, di storia o di geografia, di storia dell’arte o di latino o di greco, secondo l’inclinazione di ciascuno.

Dopo un mese di una tale vita, si potrebbe dire sedentaria, dovetti inventarmi qualcosa per non annoiarmi. La sera si andava a letto presto, anche se non si aveva sonno. Il campanello squillava per tutti, e tutti contemporaneamente ci si ritirava nella propria stanzetta di tre metri per quattro per meditare, si diceva, sempre dopo essersi fustigati con il cilicio che ognuno aveva provveduto a costruirsi con della corda, attrezzo che in seguito ho visto rifiorire in mano di mio figlio e dei suoi amici per giocare e per barattare con altri giochi. Ora avevano, o gli avevano dato, il nome di scupidù.

Nel fervore di quell’età non era raro ferirsi, fino a farsi schizzare il sangue, nelle parti colpite da quell’arnese, che in genere erano la schiena e le natiche, perché parti più soggette ad essere castigate e quindi fustigate.

Tuttavia, dicevo, io trovai un modo per non annoiarmi. Meditavo, riflettevo, seguivo, per quanto ero capace, le regole, ma non ero nelle condizioni di rispettare totalmente le regole del silenzio. Non con gli individui con cui ero costretto a trascorrere alcuni momenti delle mie giornate, con i quali non ci creavamo grossi problemi, vivendo in una comunità di semi-sepolti vivi volontari. Mai nessuno ci obbligò a restare in quel luogo, anzi talvolta quel sant’uomo del Maestro ci suggeriva di abbandonare baracca e burattini, se stavamo soffrendo più di quanto le nostre forze e la nostra volontà ci permettevano.

Durante l’ora del pranzo, durante la quale, a turno, si leggeva un brano di un buon libro di opere pie o la biografia di qualche santo illustre, mentre tutti si era intenti ad ascoltare e a mangiare ciò che la Provvidenza forniva, e bisogna dire che non ci faceva soffrire la fame e ci trattava meglio di tanti giovani della nostra età, fuori da quelle mura, io, con una scusa qualsiasi, di tanto in tanto, a distanza di alcuni giorni o di qualche settimana, mi allontanavo dal refettorio, come se una necessità corporale mi chiamasse altrove e correvo per le scale, al piano di sopra, dove una biblioteca ben fornita mi presentava i migliori testi di letteratura italiana e mondiale. Era sufficiente uno sguardo frettoloso, individuavo tre o quattro romanzi, li nascondevo tra la tonaca e il petto, sempre correndo giungevo nella mia stanzetta, li nascondevo sotto la coperta del letto, o altrove, secondo l’opportunità del momento, e ritornavo in refettorio ansante e atteggiando la persona alla più naturale espressione di serenità, almeno così ero convinto.

Quest’operazione si ripeté molte volte durante quell’anno. Nessuno ebbe da chiedermi spiegazioni ed ebbi, ed ho sempre avuto, l’impressione che nessuno se ne fosse mai accorto, salvo la possibilità che chi se ne sia accorto mi abbia lasciato fare, per motivi che non ho mai sospettato esistessero.

Fino ad allora le mie letture si erano aggirate attorno a Giulio Verne con Ventimila leghe sotto i mari, attorno a Emilio Salgari con I Pirati di Mompracem o con la Tigre della Malesia o con Robinson Crosuè o con decine di testi del genere Avventura, adatti a quella mia età. Un romanzo corposo era stato I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, ma per motivi di studio, non per libera scelta.

Invece ora mi si presentava l’opportunità proibita di leggere per mio piacere tutti quei romanzi, spesso posti all’indice dalla Chiesa Cattolica, da cui eravamo tenuti a distanza perché potevano essere occasione di cattivi pensieri e quindi di peccato. Non ritenni mai di commettere peccato nel leggere ciò che per vari anni mi era stato vietato. Fu così che, talvolta a mia insaputa, incontrai William Sakespeare, se non con tutte, almeno con svariate opere. In lungo e in largo conobbi Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Luigi Capuana con Il marchese di Roccaverdina, Gabriele D’Annunzio, Antonio Fogazzaro, Paul Verlaine, Victor Hugo, Leone Tolstoi, Cechov, Turgheniev ed altri ed altri ancora…. Lessi tutto ciò che riuscii a leggere di quei nomi che erano il mio ideale da raggiungere forse con le mie opere…un giorno.

Naturalmente dopo il primo viaggio in biblioteca per quelli successivi mi ero mentalmente organizzato che correvo verso la mia stanzetta, afferravo quanto già letto e correvo a depositarlo per fornirmi di nuove letture. Fu un anno intenso di mondi sconosciuti, di personalità del passato, che molto avevano detto e insegnato al mondo intero, e molto dissero e insegnarono a me.

L’impresa però non era così semplice come potrebbe apparire a chi non ha vissuto simili vicissitudini e in simili condizioni. A me appariva rischiosissima e forse proprio per questo mi impegnai ogni volta per la sua buona riuscita senza alcuna conseguenza. Nella più fortunata delle ipotesi avrei subìto una punizione corporale o psicologica, o, in altra, catastrofica, l’espulsione in tronco dal Noviziato, con la conseguenza della interruzione degli studi per gli anni a venire, che era stato il mio primo, e poi fu l’ultimo obiettivo di tante privazioni a cui mi ero sottoposto, non potendo permettermelo le condizioni economiche della famiglia di mio padre, che era convolato a nuove nozze dopo la morte di mia madre, quando avevo compiuto da pochi giorni i miei sette anni.

L’impresa più ardua fu poter leggere tutto quel materiale in quell’anno senza farmi scoprire. Di giorno non potevo permettermi di leggere perché la porta d’ingresso, benché chiusa, era senza chiave, senza chiavistello e con la possibilità di poterla aprire dall’esterno per una eventuale ispezione, che ad onor del vero non avveniva mai, e non avvenne mai. Ma questa affermazione posso farla soltanto oggi, in quel periodo le mie supposizioni, le mie ipotesi e i miei timori furono tutt’altri. Dovetti quindi inventarmi qualcosa.

Come gli altri confratelli anch’io nella mia stanzetta avevo un tavolino per leggere salmi, vecchio e nuovo testamento, opere pie o per scrivere qualche riflessione che scaturiva dalla lettura. Il mio tavolino aveva un cassetto incorporato. Ai due lati del cassetto, sotto il piano operativo, vi erano due supporti in legno per ciascun lato, non visibili esternamente. Su entrambi gli spazi introdussi una scatola di cartone per scarpe con uno dei lati minori eliminato in modo da potere introdurre e ritirare agevolmente uno dei libri ivi custoditi. Ma non sempre potevo correre il rischio di leggere di giorno. Talvolta me lo permettevo in alcune ore pomeridiane, quando si era nell’ora di riposo consigliata e concessa per dormire, in quanto tutte le notti, in piena notte, c’era la sveglia per recarsi in Coro, alle spalle dell’altare della chiesa, per le orazioni per circa mezz’ora. Poi si ritornava a letto fino all’ora della Messa del mattino. A quell’ora, ero quasi certo, tutti dormivano.

Il mio lettino ad una piazza era fornito di una spalliera alta e di una pedaliera un po’ meno alta. Con dello spago legavo sugli spigoli in alto di entrambe gli angoli della coperta, per mezzo di una non lunga prolunga introducevo sotto di essa una piccola lampada elettrica e in tal modo leggevo le opere sottratte momentaneamente alla biblioteca.

Mi si aprivano mondi sconosciuti. Fagocitavo quanto riuscivo da quei libri, ne ero impregnato fino alle ossa. Talvolta leggevo per il gusto di leggere pensando a ciò che avrei letto successivamente. Quando mi fu possibile presi l’abitudine di redigere un breve riassunto di ciò che avevo letto, il che mi aiutò per un po’ di tempo ad avere presente la trama e i personaggi, con una scrittura minuta per non occupare molto spazio. Anche questi scritti venivano nascosti negli scatoli per scarpe, sotto il piano del tavolino. Mi hanno accompagnato per alcuni decenni nel mio vagabondare. Saranno in qualche carpetta negletta e abbandonata in attesa che qualcuno li usi per accendere legna in un camino. Certamente non lo farò io: sono una parte della mia esistenza.

Molti dei concetti assorbiti sono rimasti in me, talvolta anche alcune frasi, come se le avessi copiate, ma molto spesso mi è sfuggita la trama, se non trattenuta in modo superficiale. Mi sarebbe piaciuto far parte di quel mondo di scrittori e poeti.

Ci ho provato, ma ritengo che le mie capacità siano modeste. Molto modeste.

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