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“Letture sotto l’ombrellone”, Ultimo appuntamento: “Ciao”.

Rubriche/di Piero D’Errico

“Poi improvvisamente l’estate finiva, da ponente arrivavano grandi nuvole grigie cariche di pioggia e gli odori acri della pineta, si trasformavano in folate di vento freddo”.

Finiva così quell’estate, nel film di tanti anni fa che continuo a rivedere con gioia.

Letture sotto l’ombrellone: “Dal diario del caporale Tom”

Rubriche/di Piero D’Errico

Mi chiamano “TOM”, ho vent’anni da otto mesi e oggi torno dalla guerra.       

Una guerra difficile e inutile.

Letture sotto l’ombrellone: “Tu raccontagli di me”.

Rubriche/di Piero D’Errico

Gli appuntamenti imprecisi della vita fecero si che un allegro nonno ultra ottantenne incontrasse in uno dei primi giorni di primavera, il nipotino appena nato.

Letture sotto l’ombrellone: “…Potè rivedere suo figlio soltanto 11 anni dopo”.

Rubriche/di Piero D’Errico

Non ho mai capito esattamente il motivo per cui tornata al suo villaggio per un breve periodo, non le fu più consentito tornare ad Oslo, lì dove aveva lasciato il figlio Cristian di appena un anno col padre.

Letture sotto l’ombrellone: L’aria fresca.

Rubriche/di Piero D’Errico

Sono appena le dieci di sera, in giro poca gente, la piazza deserta, vuota, le luci dei lampioni la illuminano e le insegne dei negozi sono ancora accese.

L’orologio della piazza ha appena fatto l’ultimo rintocco dei dieci.

Racconti sotto l’ombrellone: “Quella settimana da raccontare”.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Per tutta la vita si erano persi nelle distese verdi di terreno coltivato a tabacco.

Avevano scolpiti sulla pelle, tutti i segni del sole e avevano mille rughe scavate sul viso.

Letture sotto l’Ombrellone: “Notte di S. Lorenzo”.

Rubriche/di Piero D’Errico

Fu quella l’unica volta che in piena estate andammo a villeggiare in montagna, al fresco, in una baita che si affacciava su una vallata con pochissime altre famiglie che abitavano intorno.

Letture sotto l’ombrellone: La bellezza che incanta e la nostalgia di sogni rimasti nel cassetto.

Rubriche/di Piero D’Errico

Ci sono cose nella vita che quando le fai sembrano così scontate, sembrano così in sintonia con tutto il resto che ti chiedi come mai non le hai pensate prima e magari ti stupisci per quanto fossero semplici e spontanee da pensare.

E’ successo così.

Letture sotto l’ombrellone: “La casa della Nonna”.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D?Errico

Una vecchia porta di legno che aveva ormai perso completamente il colore, la parte superore in vetri per far entrare la luce, per guardare fuori, vedere chi veniva, chi passava, chi bussava.

Vedere se c’era il sole o pioveva.

Letture sotto l’ombrellone: “Quel bar dei ricordi. La bella età”.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Era il Bar che frequentavo, dove compravo il pasticciotto la mattina e il ghiacciolo arcobaleno nel pomeriggio, ma il vero motivo per cui ci andavo era perché dietro il bancone c’era una mia coetanea, la figlia del titolare del bar.

Letture sotto l’ombrellone: .

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Cosa direbbe ora, quel “vecchio compagno” di mio padre.

Compagno quando essere “comunista” significava avere lo sguardo dall’altra parte dell’ America, significava avere lo sguardo verso l’ Unione Sovietica, copiarne il modello e ad esso ispirarsi come “valori”, ad esso guardare come “posizione politica”.

La Giostra

“Le campagne elettorali anni 80? Ben altra cosa”

PensieriParole/di Piero D’Errico

Ore ed ore davanti ad una tastiera a commentare quello che altri hanno detto o fatto, magari a cercare quel pezzo di importanza mai avuto.

Siete invecchiati ragazzi (!), siete diventati vecchi inseguendo la tastiera  di fb, non oso immaginare il grigiore delle vostre giornate, la tristezza della vostra vita.

Mi chiamo Ucraina. 2^ parte.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

L’umore era cambiato, non c’era più in noi quell’aria festosa che si spingeva ben oltre la nostra età.

A Milano non avrei saputo che fare, dove andare, non pensare e per   questo decisi di tornare al mio paese.

“Mi chiamo Ucraina”.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Eravamo in piazza SAN BABILA, quando ascoltammo l’accorato appello di una madre, una richiesta d’aiuto, un accento straniero, una voce che tremava.

Ed io che ero già a Milano per passatempo, in giro senza meta con quel mio amico del luogo, fui attraversato da un brivido lungo la schiena.

Era il Primo giorno di primavera.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Era la primavera di due anni fa e avremmo cantato volentieri                 “Maledetta primavera”, mai canzone mi sembrò così appropriata.

La Teoria dell’osteria.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Avevo a mano a mano maturato una convinzione e questa convinzione mi girava e rigirava nella testa per gran parte del giorno e qualche volta anche della notte.

La Guerra di Putin

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Conoscevo la guerra, quella raccontata da mio padre e da mia nonna.

Ore ed ore passate ad ascoltare un po’ incuriosito e un po’ impaurito,         il racconto di un pezzo di vita passato tra il rumore di spari e di bombe.

Domani sarai ancora con me, ci sta da salvare la pace.

Rubriche/PensieriParole/di Ninì De Prezzo.

I venti di guerra, provenienti da Est, ritornano a far sventolare la bandiera: snella nella sua leggerezza, bella nel suo trucco multicolore, porta con sé i segni della sue fatiche. Ma è sempre lì, a ricordarci che la PACE va salvata. Che la Pace è un bene assoluto di cui dobbiamo fare grande tesoro.

Cin…cin…

Mentre il “mondo dei nati nel posto fortunato” festeggiava il nuovo anno, lei moriva assiderata insieme alla sua speranza.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Cercava soltanto una vita migliore, non era in cerca di chissà quale fortuna, sarebbe bastata la sola certezza di avere da mangiare, aver da dare da mangiare.

Gli Auguri mancanti.

Rubriche/PensieriParole/di Piero D’Errico

Ai miei tempi duravano più o meno quindici giorni le vacanze di Natale  ed in quei quindici giorni toglievamo ogni freno alla nostra fantasia.

Avevamo così poco tempo che non riuscivamo mai a fare i “compiti delle vacanze” che rimandavamo puntualmente da un giorno all’altro.

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