Eventi/di “Associazione Galatina Letterata”

Il prossimo lunedì 27 Dicembre, l’associazione culturale “Galatina Letterata” presenta un evento ideato in occasione del 70° anniversario dalla morte dello scultore Gaetano Martinez (Galatina, 1892-1951):
Evento ideato e curato da Rosanna Verter Galatina Ex Convento delle Clarisse, P.tta Galluccio, ore 17:30. Ingresso consentito esibendo il Green Pass.

Interverranno:
-Marcello Amante, Sindaco di Galatina;
-Cristian Casili, Vice Presidente Regione Puglia;
-Dina Manti, Consigliere Provinciale con delega alla Cultura;
-Massimo Galiotta (Art-blogger, scrittore, autore della rubrica “il Cavalletto” rivista Puglia&Mare, autore rivista Arte Trentina, Edizioni d’Arte Dusatti Rovereto): “Gaetano Martinez e l’Europa, complessità e modernità”;

-Modera la serata Giuseppe Albahari (già scrittore, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e direttore della rivista Puglia&Mare).

Cosa genera un’opera d’arte? Come dobbiamo intendere l’arte del primo Novecento? La forma plastica è soggetta alle leggi della moda, oppure è l’espressione dell’artista che reinterpreta i modelli passati e quelli contemporanei? Cosa si intende per scultura e come nasce un’opera d’arte di Gaetano Martinez e di molti altri autori dell’Otto-Novecento? Ma soprattutto, quali le prospettive future per la valorizzazione degli artisti del passato? Una conferenza-workshop per ricordare l’opera di Gaetano
Martinez, genio plasticatore di Galatina.

Il testo che segue è estratto dall’intervento:
Gaetano Martinez genio plasticatore e l’Europa: complessità e modernità
di Massimo Galiotta «La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata. Et è da considerare che tutte le figure, di qualunque
sorte si siano, o intagliate ne’ marmi o gittate di bronzi o fatte di stucco o di legno, avendo ad essere di tondo rilievo, e che girando intorno si abbino a vedere per ogni verso, è di necessità che a volerle chiamar perfette ell’abbino di molte parti […]»[1].

Messer Giorgio Vasari, pittore aretino, introducendo il volume “Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti” nel 1550 scriveva:
«INTRODUZIONE … ALLE TRE ARTI DEL DISEGNO /CIOÈ / ARCHITETTURA PITTURA E SCOLTURA».

Scrivendo della Regola dell’Arte, Vasari individua nel disegno il denominatore comune delle tre grandi arti, tra queste sussiste una relazione costante, convivono in un rapporto di reciprocità.
Gaetano Martinez trovava in Michelangelo un modello storico da imitare, un Maestro; una fonte a cui attingere per dissetare la sua sete creatrice; e come il toscano il galatinese era un grande disegnatore, la sua è una dote innata: nel 1918 scrive, rivolgendo il pensiero a Michelangelo, «Alfine
tu sarai il mio maestro».

Alfredo Petrucci nel 1949 narra di una giornata romana, trascorsa tra il
Gianicolo e San Pietro in Montorio, passeggiando con Gaetano Martinez, dell’effetto che provocarono sull’artista «due brevi liriche» che «mi venne fatto di recitate»: «Michelangelo, a te questo macigno: /guardalo e scava; giorno e notte scava. /Di te s’incarni e palpiti: […]. Mi parve di udire un singhiozzo. Mi voltai e vidi gli occhi di Martinez gonfi di lacrime.
Ed ebbi la netta sensazione che anch’egli in quel momento si trovasse davanti ad un macigno da scavare, da scavare fino all’anima.

Poco dopo Martinez esponeva in Palazzo Salviati il suo Caino»[2].
Ma il maestro toscano del Cinquecento non era il solo riferimento, lo scultore galatinese aveva altri modelli ai quali rifarsi, alcuni sono figure geniali dell’arte “classica”, Leonardo per esempio; un altro
modello invece lo trova nello spazio a lui più prossimo, il concittadino Gioacchino Toma.
Come per Michelangelo anche per Martinez il disegno è quell’elemento tangibile che congiunge l’idea alla effettiva realizzazione tridimensionale della stessa. È un passaggio necessario, immediato, che permette all’autore di avvicinarsi all’ideale professato da Toma; «Fanciullo, 1927: qui veramente
Martinez si configura come l’erede … del grande concittadino Gioacchino Toma …» (F. Riezzo 2002, p.8).

Aldo De Rinaldis, nella monografia dedicata a Gioacchino Toma del 1934, narra che il pittore galatinese, tutte le sere, rientrava a casa verso le ventitré, dopo aver trascorso del tempo «coi consueti amici» al caffè di «Galleria Principe di Napoli», si sedeva alla scrivania, metteva giù degli appunti,
schizzi, che puntualmente strappava e che la moglie Diletta Perna (Perla) trovava al mattino: “Soleva trattenersi ogni sera coi consueti amici […] entro la Galleria Principe di Napoli […]; e quando rientrava a casa verso le ventitré, immancabilmente sostava nella sua stanza da studio a
disegnare almeno per un’ora. Ma nel mattino dell’indomani, sua moglie trovava quasi sempre […] qualche foglio da disegno ridotto a frammenti minutissimi”[3].
Ma il Novecento è noto per aver cambiato il concetto di forma, concettualizzata nelle decine, centinaia, di correnti e movimenti artistici che hanno modificato l’originale fisionomia del visibile, spingendolo nell’invisibile, nella dimensione interiore, fino all’astrazione totale … è l’epoca delle avanguardie, del Futurismo, del Cubismo e poi del Funzionalismo architettonico.

Nel 1913 Umberto Boccioni realizza “Forme uniche nella continuità dello spazio”, un bronzo di 115 cm.; il galatinese nove anni più tardi modella il “Caino” «di getto […] quasi con foga». I suoi Pagliacci sono l’applicazione del principio modernista del «dinamismo plastico» nelle opere d’arte, originato già dall’Ottocento europeo, i Pagliacci di Martinez saltano e fanno piroette come gli aerei di Mino Delle Site si muovono e volteggiano nei cieli del primo Novecento. Sono un’idea moderna, un concetto nuovo, sono il XX Secolo, tutto, italiano ed europeo».
Note:
[1] Giorgio Vasari (Arezzo 1511-1574), Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, Edizione integrale, Newton Compton Editori, 2015, (p.62);
[2] Alfredo Petrucci, in A. Crespi – A. Petrucci, Martinez, Istituto Grafico Tiberino, Roma, 1949; Op. cit. in M. Fortuzzi – V. De Vitis, Gaetano Martinez – Scritti e Disegni, R&R Editrice, Matera, 2002;
[3] Cfr. Aldo De Rinaldis, Gioacchino Toma, A. Mondadori Editore, Milano, 1934 (pp.34-35)