Rubriche/di Luigi Mangia


Femminicidio è stata la parola dell’anno 2023. É stato un anno terribile, di violenza contro le donne, i femminicidi sono stati 109 e il nuovo anno é iniziato ancora con un femminicidio.

Il dizionario Treccani della lingua italiana ha inserito la parola femminicidio nelle sue pagine riconoscendo l’importanza della parola femminicidio nella lingua italiana. Il dizionario Treccani, autorità scientifica indiscutibile per la nostra lingua, ha riconosciuto la necessità di inserire il femminicidio nel dizionario aggiornato.

La decisione di inserire il femminicidio é servita molto, non solo per definire con precisione il campo semantico del termine, definendo meglio la metamorfosi della violenza contro le donne nel contesto sociale approfondendo l’origine del modello culturale maschile, ma più ancora per distinguere e chiarire la differenza fra omicidio e femminicidio.

Il femminicidio infatti nasce sempre dentro un rapporto di amore, di affetto, di amicizia, nella coppia, in famiglia. La violenza verso la donna da parte dell’uomo si scatena quando la donna decide di interrompere il rapporto, rivendicando il diritto della sua libertà. Nel modello patriarcale il maschio é primo, é superiore, é esclusivo: la donna é un suo possesso, sottomessa, senza libertà.

La scelta di Treccani di inserire e dedicare spiegazioni alla parola femminicidio é di grande rilevanza culturale e di attenzione ai valori civili e aiuta molto anche tutte le istituzioni culturali dalla scuola al cinema, dal teatro all’editoria, alla fotografia e alle biblioteche a promuovere quel grande progetto di educazione ai sentimenti, alle emozioni, all’autocontrollo necessari per riconoscere e rispettare l’altro.

I sentimenti cominciano e vivono con le parole, infatti, proprio le parole aiutano a capire. Ognuno di noi dovrebbe avere un quaderno in cui scrivere tutte le parole necessarie per rispettare l’altro è non offenderlo mai. La lingua é l’abito del nostro carattere.